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Liturgia del giorno
Così dice il Signore Dio d'Israele: Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, tu non dovrai più piangere; a un tuo grido di supplica ti farà grazia; appena udrà, ti darà risposta. Anche se il Signore ti darà il pane dell'afflizione e l'acqua della tribolazione, tuttavia non si terrà più nascosto il tuo maestro; i tuoi occhi vedranno il tuo maestro, i tuoi orecchi sentiranno questa parola dietro di te: "Questa è la strada, percorretela", caso mai andiate a destra o a sinistra. Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno; il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato. I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata con la pala e con il vaglio. Su ogni monte e su ogni colle elevato, scorreranno canali e torrenti d'acqua nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri. La luce della luna sarà come la luce del sole e la luce del sole sarà sette volte di più, quando il Signore curerà la piaga del suo popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse. [...]
Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio, dolce è lodarlo come a lui conviene. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi d'Israele. Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite; egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. Grande è il Signore, onnipotente, la sua sapienza non ha confini. Il Signore sostiene gli umili ma abbassa fino a terra gli empi. [...]
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.» Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». [...]
Fratelli, voi conoscete colui che viene; considerate ora da dove viene e dove va. Viene dal cuore di Dio Padre nel seno di una Vergine Madre. Viene dalle altezze del cielo alle regioni inferiori della terra. E dunque? Non bisogna che viviamo su questa terra? Sì, se vi dimora lui stesso; perché dove staremo bene senza di lui? "Chi avrò per me nel cielo? Con te non desidero nulla sulla terra. E' Dio mia parte per sempre." (Sal 73,25-26). (...) Ma ci voleva un interesse particolare perché una maestà così alta si degnasse di scendere da così lontano in un soggiorno indegno di lei. Sì, c'era in gioco un grande interesse poiché lì davvero la misericordia, la bontà, la carità si sono manifestate in larga e abbondante misura. Perché infatti Gesù Cristo è venuto? (...) Le sue parole e le sue opere ce lo mostrano chiaramente: è venuto in tutta fretta dalle montagne per cercare la centesima pecora, che si era perduta, per far dilagare la sua misericordia sui figli degli uomini. E' venuto per noi. Ammirabile condiscendenza di Dio che viene a cercarci! Ammirabile dignità dell'uomo, oggetto di questa ricerca! L'uomo può gloriarsi a ragione: non perché lui sia qualcosa, ma chi l'ha fatto l'ha stimato così prezioso! In confronto a questa gloria, le ricchezze e la gloria del mondo e tutto ciò che si può desiderare sono nulla. Cos'è l'uomo, Signore, perché tu lo elevi così e ci metti il tuo cuore? Stava a noi andare verso Gesù Cristo... Ci fermava un duplice ostacolo: i nostri occhi erano molto malati e Dio abita la luce inaccessibile (1 Tm 6,16). Paralitici sul nostro lettuccio, eravamo incapaci di arrivare alla dimora così alta di Dio: perciò il buon Salvatore e dolce medico delle anime è disceso da lassù dove abita. Ha adattato i nostri occhi malati allo splendore della sua luce. [...]
Certo, ancora un pò e il Libano si cambierà in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva. Udranno in quel giorno i sordi le parole di un libro; liberati dall'oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele. Perché il tiranno non sarà più, sparirà il beffardo, saranno eliminati quanti tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla. Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore che riscattò Abramo: "D'ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché vedendo il lavoro delle mie mani tra di loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio di Israele. Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza e i brontoloni impareranno la lezione". [...]
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